Animare la strategia dell’Europa

Due sono le ragioni per cui le azioni e le proposte del Forum per contrastare le quattro manifestazioni delle disuguaglianzeindividuate devono prendere a riferimento l’intera Unione Europea. In primo luogo, per lo stato di avanzamento raggiunto dall’Unione, molte (non tutte le) questioni da affrontare hanno questa dimensione o comunque richiedono di tenere conto del quadro normativo e di relazioni politiche e sociali dell’Unione Europea. In secondo luogo, nonostante gli errori, l’Unione Europea continua a rappresentare un quadro di riferimento fondamentale, per l’oggi e per il futuro, per assicurare pace e giustizia: la dinamica autoritaria messa in moto anche da quegli errori mette a repentaglio l’esistenza stessa dell’Unione Europea e dunque richiede che dai paesi e dai cittadini organizzati venga un impegno per correggere la rotta.

 

Con l’approvazione dello European Pillar of Social Rights è ripreso il cammino, a lungo interrotto, verso un’Europa Sociale. Ma parole e promesse non bastano più. Anzi, enunciare diritti e non prevedere risorse e strategie per assicurarli può addirittura accrescere la rabbia di molti cittadini europei. È necessario farlo sia attraverso un rilancio della politica di coesione, sia dando una base strategica di sviluppo al Semestre Europeo. Quanto alla politica di coesione, per il governo multilivello che la caratterizza e grazie alla riforma dei Regolamenti del 2013, essa si presta a essere lo strumento per sperimentare, valutare, adattare e correggere in modo sistematico soluzioni comuni di politica sociale: senza violare i “contratti sociali nazionali”, esse potrebbero gradualmente diventare pezzi di un modello sociale europeo. Si potrebbe partire dai più giovani, come già molti anni fa aveva proposto all’Europa Tony Atkinson. Per fare questo è necessario un investimento politico e di risorse umane che sinora l’Unione non ha voluto fare. Per quanto riguarda il Semestre Europeo, è stato suggerito che, in linea con quanto il Consiglio Europeo ha invitato la Commissione a prevedere, venga posto alla base del Semestre Europeo un “Programma di trasformazioni strutturali” nella cornice dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile: politiche nazionali e politica di coesione troverebbero in questo Programma una cornice comune di riferimento e di progressiva verifica, secondo una metodologia attenta alle persone nei luoghi.

 

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