Dalla proposta n.1 di Anthony Atkinson. Il cambiamento tecnologico influenza le disuguaglianze attraverso gli effetti sul lavoro e sulla formazione del reddito e gli effetti sui consumi privati e collettivi. Questi effetti sociali del cambiamento tecnologico, di cui il mercato non può darsi carico, devono costituire una preoccupazione esplicita delle politiche pubbliche relative alla ricerca e ai processi di investimento. In assenza di tali azioni e politiche, il cambiamento tecnologico può produrre crescenti disuguaglianze: un progressivo incremento della quota dei profitti e dunque della concentrazione della ricchezza; il mancato reinvestimento di quei profitti in settori ad alta intensità di lavoro e bassa crescita della produttività; un incremento della quota di forza lavoro priva di soddisfazioni e autonomia; crescente polarizzazione nella qualità dei servizi essenziali.

 

Motivazioni. Il cambiamento tecnologico, oggi in primo luogo tecnologie dell’informazione e comunicazione, automazione e robotizzazione, influenza le disuguaglianze attraverso gli effetti sul lavoro e sulla formazione del reddito (sostituzione di capitale e lavoro; divari retributivi in relazione alla qualifica; soddisfazione, rischi e autonomia del lavoro) e gli effetti sui consumi privati e collettivi (disponibilità e prezzo dei prodotti sul mercato; grado di diversificazione dei prodotti offerti; per i servizi essenziali – in primo luogo salute e istruzione – divario fra i livelli di servizio garantiti e massimi livelli possibili di servizio). Questi effetti sociali del cambiamento tecnologico, di cui il mercato non può darsi carico, devono costituire una preoccupazione esplicita dell’azione collettiva e delle politiche pubbliche relative alla ricerca e ai processi di investimento. In assenza di tali azioni e politiche, il cambiamento tecnologico può produrre crescenti disuguaglianze: un progressivo incremento della quota dei profitti e dunque di concentrazione della ricchezza; il mancato reinvestimento di quei profitti in settori ad alta intensità di lavoro (e bassa crescita di produttività); un incremento della quota di forza lavoro priva di soddisfazioni e autonomia; crescente polarizzazione nella qualità dei servizi essenziali. Per l’azione pubblica non si tratta, come scrive Mariana Mazzucato, di colmare i fallimenti del marcato, ma di tornare a rendere trasparente il legame fra mercati e istituzioni politiche e sociali che è proprio del capitalismo. Si tratta di riconoscere che le preferenze dei cittadini non si manifestano sul mercato solo attraverso decisioni individuali di consumo, ma in altre due forme: attraverso l’azione dello Stato di cui essi influenzano la guida; e attraverso azioni collettive dei cittadini-consumatori. Ed ecco dunque le domande a cui questa sezione del Progetto “Un Programma Atkinson per l’Italia” intende rispondere:

 

  • Quali politiche o iniziative pubbliche può l’Italia (a livello nazionale, europeo e internazionale) intraprendere per riprendere il governo del cambiamento tecnologico in termini del suo impatto sociale?
  • Quali azione collettive possono essere realizzate dai cittadini organizzati?

 

Effetti del cambiamento tecnologico sulle disuguaglianze. Le scelte di ricerca e le innovazioni realizzate dalle imprese nelle tecnologie dell’informazione e comunicazione, segnatamente in automazione e robotizzazione (introduzione di macchine autonome, multifunzionali e riprogrammabili) influenzano le disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento attraverso molteplici canali.

 

  1. In primo luogo, effetti significativi derivano dalla tendenza in atto alla sostituzione del lavoro col capitale che tende, alla lunga (dopo le fasi iniziali di sperimentazione), a deprimere occupazione e retribuzioni – in particolare quelle medio-basse – accrescendo per questo verso le disuguagliane di reddito e di ricchezza.
  2. Una seconda categoria di effetti riguarda le condizioni non monetarie di lavoro e può avere segni diversi. A una potenziale riduzione dei rischi e degli incidenti sul lavoro, possono corrispondere effetti assai diversi sul grado di autonomia e di soddisfazione del lavoro e sul grado di riconoscimento del suo ruolo: essi dipendono dal modo in cui le innovazioni sono realizzate, dall’organizzazione del lavoro, dall’esistenza o meno di una formazione permanente del lavoro, dal potere del lavoro e dal suo peso sulle decisioni aziendali. Questi ultimi fattori possono influenzare la stessa natura delle innovazioni e dunque la misura in cui il lavoro sostituito dai robot può ritrovare impiego in nuove iniziative della stessa impresa.
  3. Una terza categoria di effetti passa attraverso il consumo di beni privati o collettivi (servizi essenziali, acqua, terra, aria). Nuovi prodotti, specie nel caso di beni e servizi erogati dallo Stato – per la salute: diagnostica e cure – o il miglior rapporto prezzo/qualità/sostenibilità di prodotti esistenti o innovazioni che consentano un minore impatto ambientale (ad esempio nel riciclaggio dei rifiuti) hanno ridotto e possono ridurre le disuguaglianze, anche in modo significativo. Ma può avvenire il contrario se, attraverso la diversificazione dei prezzi o meccanismi di razionamento, l’accesso ai frutti più avanzati del cambiamento tecnologico sono di fatto riservati a chi occupa i gradini più elevati nella distribuzione del reddito, o se le innovazioni adottate beneficiano solo le fasce a più alto reddito della popolazione. Un ulteriore effetto ha luogo attraverso l’introduzione dell’automazione nei prodotti finali (mobilità, cura della salute, distribuzione – dei farmaci, dei beni di consumo alimentare, etc. -, istruzione, etc.). Tale introduzione crea nuove opzioni di consumo e può migliorare l’accesso ai servizi (specie da parte di categorie deboli), con effetti di riduzione delle disuguaglianze. Ma, in una logica di mercato di minimizzazione dei costi e specie in condizioni di ridotta concorrenza, l’introduzione delle nuove opzioni può accompagnarsi alla scomparsa di quelle dove è presente una componente umana.

 

Politiche pubbliche e azione collettiva. Seguendo (e in alcuni punti sviluppando) le proposte di Atkinson, le azioni da prendere in considerazione e da disegnare per l’Italia possono essere riassunte in quattro categorie, fra loro integrabili e complementari.

 

  • Internalizzare gli effetti sociali nelle decisioni di ricerca e innovazione. L’internalizzazione degli effetti sociali del cambiamento tecnologico nelle decisioni che guidano può avvenire con politiche pubbliche volte a favorire la ricerca e le decisioni di innovazione delle imprese che hanno maggiore probabilità di favorire una riduzione, anziché un aumento, delle disuguaglianze attraverso i tre canali individuati: a) minore sostituzione del lavoro dove il cambiamento tecnologico viene introdotto e/o reinvestimento dei profitti in settori ad elevato assorbimento di lavoro; b) migliori condizioni di lavoro in termini di soddisfazione, rischiosità e autonomia (competenze e opportunità per esercitarla); c) ampliamento per tutti i cittadini delle opportunità di consumo di beni privati e collettivi. Scrive Atkinson: “This is not a question of state’s ‘picking winners’ but a matter of recognising the potential influence of government decision at many phases of a complex process”; e ancora “… when making decisions supporting innovation – whether concerned with financing, licensing, regulating, purchasing, or educating – the government should explicitly consider the distributional implications” (pp.119-120).

 

  • Realizzare investimenti pubblici con dichiarato impatto sociale. Per ogni dato sistema di decisioni del sistema privato, lo Stato può mettere in atto pacchetti di spesa pubblica nei campi dei servizi fondamentali – istruzione, salute, mobilità, comunicazione, cura della persona, etc. – che possono orientare il progresso tecnico nella direzione di ridurre le disuguaglianze. Scrive Atkinson, riferendosi in generale alla necessità di promuovere l’investimento in settori a minore crescita della produttività: “The government should … seek to raise the productivity of workers in labour-intensive sectors [such as health care, education, services and facilities for children]. Decisions about investment in new technology should be based on the claims of different sectors, where those of the public sector have to be represented by the government, (pp. 121-122).

 

  • Più concorrenza: più accesso alla proprietà delle invenzioni e dei robot. Non si tratta, in questo caso, di misure realizzabili “in un paese solo” ma di interventi per i quali sarebbe necessario cercare alleanze in sedi europee e internazionali.

 

  • Investire nella pubblica amministrazione: organizzazione e risorse umane. L’attuazione delle precedenti proposte sub 1) e 2) richiede un salto di qualità della Pubblica Amministrazione: è necessario un forte rinnovamento della sua organizzazione e delle sue risorse umane (a livello centrale e decentrato) affinché essa possa adottare il metodo adattivo, sperimentale, partecipato, valutativo e discrezionale richiesto dalle proposte precedenti. Scrive Atkinson: “The achievement of an equitable society depends to a considerable degree on the effectiveness of the public administration and the quality of its dealing with citizens. … The proposals advanced [in Inequality] involve significant changes in government activity – just as the New Deal in the US in the 1930s required new institutions – and necessarily require investment in new methods”, (p. 122).

 

  • Più competenze e più potere al lavoro. La strada più evidente per assicurare che le scelte di investimento innovativo delle imprese tengano conto dei loro effetti sociali sul lavoro è dare al lavoro stesso la possibilità di influenzare quelle scelte. (Ovviamente, nel farlo occorre tenere conto del fatto che l’interesse dei lavoratori già occupati in un’impresa e quello di chi oggi non è occupato possono non coincidere). Questo accresciuto ruolo del lavoro, impresa per impresa, richiede che al rafforzamento della formazione permanente dei lavoratori – che consenta loto non solo di essere pronti ad adattarsi al cambiamento tecnologico, anche di influenzarne il corso – si accompagni il rafforzamento e la diffusione di strumenti della loro partecipazione al controllo delle imprese, ossia all’assunzione delle decisioni di investimento/disinvestimento che introducono e indirizzano il cambiamento tecnologico. Questi aspetti sono trattati nell’ambito della sezione “Ribilanciare la distribuzione del reddito, del potere negoziale e del controllo a favore del lavoro”.

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