Divisione del lavoro, interdipendenza e circolarità: come ricominciare dopo il virus?

Il Covid-19 sta rendendo evidente quante sono le interdipendenze tra le diverse parti della società e tra i lavoratori. Come possiamo creare relazioni e modalità di governo che sposino la logica dell’interdipendenza invece che quella della separazione? Un contributo di Ugo Pagano* 

In questi giorni ci siamo dovuti chiedere quali attività fossero importanti per noi e per la nostra salute e quali attività fossero necessarie a queste attività. Per permettere a tanti di noi di stare a casa, molte persone, dal rider al camionista, hanno dovuto lavorare. Per sfamarci, un’intera filiera agroalimentare deve restare aperta, mettendo spesso in pericolo persone costrette a fare gli eroi per pochi soldi guadagnati con un lavoro precario. Perché si possano continuare a svolgere le nostre attività in buona salute, tanti medici e infermieri devono rischiare la vita. Molto meno drammaticamente, per far continuare l’apprendimento dobbiamo insegnare a distanza, mentre per reagire all’isolamento e all’angoscia dobbiamo aiutarci a vicenda. Accomunati dalla lotta contro il virus ci sentiamo più uguali. Eppure mai come ora svolgiamo attività così diverse e caratterizzate da diseguaglianze così forti.

 

Le domande di ieri, le domande di oggi: lavori essenziali e disuguaglianze

 

Fino a un mese fa ci chiedevamo: come aumentare un benessere legato al consumo di beni fisici e tempo libero? Qual è il modo più efficiente per raggiungere questo scopo? Quali incentivi e quanta diseguaglianza sono necessari per massimizzare un benessere così concepito? Oggi invece ci chiediamo: Quali sono le attività essenziali e quali sono le attività direttamente collegate a queste attività? Chi si fa carico delle attività direttamente e indirettamente necessarie e come il loro carico va distribuito?

 

C’è una grande differenza tra questi ordini di domande. Le domande che ci ponevamo fino a pochi giorni fa rimandavano spesso a una logica lineare in cui degli obiettivi, fissati in termini di consumi e di cosiddetto tempo libero, trainavano l’interno processo. Le domande che ci poniamo in questi giorni rimandano, invece, a una logica di circolarità e di interdipendenza fra le diverse attività.

 

Ci sono attività scelte per missione, per passione o per piacere e alcune di queste sono anche necessarie ad altre attività. Altre attività che riteniamo essenziali non sono invece scelte dai lavoratori e dalle lavoratrici per motivazioni intrinseche e il carico di queste attività pesa in modo sproporzionato sugli individui più poveri.

 

A questo proposito c’è anche un altro cambiamento da sottolineare. Il vero progresso della tecnologia ci sembra ora derivare dalla riduzione delle attività che siamo costretti a fare in modo solo strumentale senza averle scelte. Il progresso non sembra più consistere in ipotetici aumenti di benessere dipendenti da consumi di cui non dovremmo mai saziarci o in un metafisico tempo libero più simile a un misterioso buco nero che a delle concrete attività umane.

 

Passato questo difficile periodo bisognerà ripensare le nostre attività senza dimenticare quello che abbiamo imparato in questi giorni. Coscienti dell’interdipendenza e dei vincoli di solidarietà fra le nostre attività dovremmo essere più sensibili alla nostra diseguale divisione del lavoro. Dovremo anche cercare di individuare delle direttrici di sviluppo tecnologico che provino a mettere insieme soddisfazione per chi le svolge e benessere per gli altri. La visione di una circolarità dell’economia dovrà sostituire una sua concezione lineare in cui il consumo di beni traina tutto il resto.

Ripensare non solo distribuzione del reddito e della ricchezza, ma anche la distribuzione del lavoro

 

Non sarà solo la distribuzione del reddito e della ricchezza che andrà ripensata. Occorrerà anche riflettere sulla distribuzione dei diversi lavori e sulla loro trasformazione che sarà certamente accelerata dalla crisi dovuta al virus.

 

In questi giorni molti hanno affinato la loro capacità di usare nuove tecnologie di comunicazione che sono state sfruttate sia per la didattica, sia per la ricerca, sia ancora per l’organizzazione del lavoro in tante imprese. La produzione comandata a distanza ha mostrato evidenti potenzialità. Per esempio il caso delle valvole all’ospedale di Chiavari o delle maschere da sub utilizzate come respiratori hanno mostrato quanto rapidamente possano essere prodotti alcuni oggetti, per lo meno in piccola scala. Tutto questo avviene mentre l’introduzione del 5G è solo rallentata dall’epidemia ma dispiegherà tutta la sua forza quando essa sarà superata. Si potrà ripensare la distribuzione delle persone sui territori e forse invertire i processi di spopolamento e desertificazione economica di alcune aree del nostro paese.

 

La netta separazione fra consumo e produzione, che caratterizza la visione lineare della economia, non ha solo penetrato l’uso comune del linguaggio. Purtroppo essa è anche recepita dalla teoria neoclassica ancora dominante nei libri di testo di economia politica.

 

Eppure, più di due secoli fa, Adam Smith aveva chiarito quanto potesse essere fuorviante una classificazione delle attività umane in attività di consumo e produzione o in tempo libero e lavoro. Questa distinzione dipendeva dallo stato della tecnologia e in generale di sviluppo della società. Smith osservava come caccia e pesca, le principali attività produttive delle fasi primitive della storia umana, fossero poi, per alcuni, diventate delle attività di svago. Spesso, già ai tempi di Smith, si pagava per fare quello che un tempo si faceva per necessità. Ai giorni nostri istituzioni come la comunità di Wikipedia testimoniano tutta l’ambiguità di queste categorie. Un considerevole numero di persone è insieme consumatore, produttore e manager di Wikipedia e in molti casi non saprebbe separare l’insieme di ruoli che ricopre in determinate circostanze. La interessante governance di Wikipedia riflette questa molteplicità di ruoli ricoperti dalle stesse persone.

 

In realtà sono state le istituzioni del capitalismo che hanno introdotto una netta separazione anche fisica fra il mondo della produzione e del consumo.

 

Le nuove tecnologie tendono a rendere questa definizione meno marcata. In questi giorni alcune delle cosiddette attività produttive hanno invaso le nostre case. Questo potrà accentuare la frammentazione del lavoro, l’isolamento dei lavoratori e l’aumento dello sfruttamento e la diseguaglianza. Oppure, come speriamo, potrà favorire la nascita di nuove istituzioni che superino la dicotomia, in gran parte ideologica, fra consumo e produzione. Si potrebbe superare un mondo permeato da una visione di consumatori passivi e di lavoratori al servizio di una mitica efficienza produttiva indipendente dal malessere derivante dalle attività svolte. Potrebbe emergere una società che dia un adeguato riconoscimento ai beni fondamentali prodotti dalle famiglie e da tante associazioni e al tempo stesso spinga le imprese a essere attente alla qualità del lavoro e al benessere di chi le svolge.

Tecnologia e lavoro: una relazione circolare da costruire nel post Covid-19

 

Le nuove tecnologie possono portare al rafforzamento di istituzioni molto diverse che a loro volta influenzeranno sviluppi di tecnologie diverse. La capacità di organizzazione e di elaborazione di proposte politiche adeguate avrà un ruolo importante sia nella scelta del tipo di istituzioni sia nella scelta del tipo di tecnologie che emergeranno dai giorni che stiamo vivendo. Siamo in una situazione in cui proviamo a ripartire con scuole chiuse, bambini a casa, nonni in quarantena e un elevatissimo livello di disoccupazione. Non si tratta di una disoccupazione che può essere riassorbita tornando alla situazione che avevamo prima della pandemia. Molti lavori saranno cancellati dalle tecnologie che abbiamo imparato a usare e sviluppare durante la pandemia. Altri lavori saranno cancellati dal fatto che la struttura della domanda cambierà per un periodo troppo lungo perché essi possano sopravvivere. Frattanto molti di noi dovranno confrontarsi con una vita privata che, senza scuole e nonni, assorbe un tempo incompatibile con gli orari di lavoro che avevamo prima del virus.

 

Per i prossimi mesi potremo ripartire soltanto riducendo l’orario di lavoro e aumentando l’impiego di lavoratori nelle attività che sono richieste. Solo così si potrà fare fronte alle aumentate esigenze della vita privata e all’elevata disoccupazione.

Dovremo frattanto sviluppare un nuovo modo di organizzare le nostre attività guidata da una logica che guardi alla loro interdipendenza e che non sia condizionata da una separazione fittizia fra attività di consumo e produzione. Sappiamo bene che i rifiuti possono essere riciclati e che i beni di consumo possono rovinare l’ambiente. Questa logica circolare dovrà esser applicata all’organizzazione di tutte le nostre attività e alla nuova divisione del lavoro che dovremo cercare di fare emergere dopo la pandemia.

Ci interessa sapere cosa pensate di alcuni questioni sollevate nel testo:

 

  • Quali lavori secondo voi sono stati sottovalutati e oggi si rivelano essenziali e dovranno essere rivalutati anche domani?
  • Come migliorare il riconoscimento e la vita dei lavoratori e delle lavoratrici impiegati in settori che adesso sono, in modo evidente, ritenuti essenziali per la tenuta della società?
  • Che ruolo ha assunto la tecnologia nella vostra vita e quale ruolo avrà secondo voi rispetto a tempi di vita e di lavoro?

 

Potete scrivere direttamente a Ugo Pagano i vostri commenti ed eventuali altre domande e sollecitazioni usando l’indirizzo info@forumdd.org. Vi risponderà attraverso il sito e/o attraverso modalità in via di definizione.

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